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C’è davvero stata una pulizia dopo l’omicidio?


broken drainpipe
Il tubo di scarico sotto il  lavandino della cucina di Raffaele, eccetto la parte che si allentò la notte del 1 Novembre
No.  È un mito che le autorità hanno coltivato sia sui media tradizionali sia su Internet, senza fornire alcun dettaglio significativo su cosa sia stato effettivamente pulito, come ciò sia stato fatto, o quali prove dimostrano che ciò sia realmente avvenuto.

Nessuno dei testimoni dell’Accusa ha esplicitamente dichiarato durante il processo che una pulizia sia davvero avvenuta.  Qualcuno ha fatto capire che ci fosse stata una tale attività, comunque, esponendo la loro interpretazione del fatto che le impronte e le macchie nascoste rivelate dal luminolo erano residui di sangue collegati all’omicidio.

Una tale insinuazione senza alcuna prova è tipica del caso contro Amanda e Raffaele.  Se l’Accusa avesse qualunque prova del fatto che qualcuno fece pulizia sulla scena del delitto, per quale motivo non la mostrerebbe chiaramente e sistematicamente?

Clicca qui per leggere altro sui risultati delle analisi al luminolo.

La risposta ovvia è che l’Accusa non è in possesso di alcuna prova da presentare.  Vediamo gli errori che sono emersi relativamente alla presunta pulizia.

shoe print tags
Tags marking blood traces, seen from the entrance foyer looking toward the victim's room

MITO:  Il tubo di scarico rotto nella cucina di Raffaele era una finta storia per coprire la pulizia collegata all’omicidio.

La sera del 1 Novembre 2007 mentre Amanda e Raffaele stavano lavando i piatti a casa di Raffaele, un tubo di scarico si allentò e perse acqua sul pavimento. Raffaele non aveva una scopa per lavare i pavimenti quindi usò degli asciugamani per contenere l’aqua.

La mattina successiva, Amanda andò a casa per farsi una doccia.  Ritornò da Raffaele con una scopa per pulire l’acqua dal pavimento.  Dopo aver pulito e fatto una veloce colazione, ritornarono insieme alla casa di Amanda riportando indietro la scopa.

Molto è stato detto a proposito di tali banali eventi.  È ben risaputo dagli “addetti ai lavori” che la Polizia investigò quanto raccontato da Raffaele ed Amanda ed ogni dettaglio fu confermato essere corretto. Ma il sospetto su questi eventi rimane e continua a diffondersi su Internet.  Forse ora che l’Accusa ha chiuso il caso senza fare alcun accenno di rilievo relativamente al tubo di scarico rotto, si può chiudere il capitolo di questa falsa affermazione priva di fondamento pratico.

MITO:  Qualcuno pulì la abitazione con della candeggina.

Questa storia ha origine nei fatti circostanti il tubo di scarico cosi come nelle informazioni fuorvianti date in pasto ai media. Il 19 Novembre 2007, Richard Owen, giornalista per il Times del Regno Unito, riportò che la polizia aveva trovato degli scontrini che dimostravano l’acquisto di candeggina la mattina dopo l’omicidio.  L’informazione era degliata: il primo presunto acquisto era avvenuto alle 8.30 e l’altro alle 9.15.  In realtà però nessuno di questi scontrini vene mai trovato.  Poi, in un articolo del 25 November 2007 Owen citò una fonte apparente ufficiale che diceva che tutta la casa, tranne la camera di Meredith ed il bagno che essa condivideva con Amanda, era stata “pulita accuratamente con candeggina.”

Al processo, l’Accusa non presentò alcuna prova del fatto che qualcuno avesse pulito la casa con candeggina, ed un video della scena del delitto mette a dura prova tale affermazione.  Insieme alle impronte nel corridoio rivelate dal luminolo, gli investigatori trovarono una serie di altre tracce deboli ma visibili che corrispondevano alla scarpa di Rudy Guede.  Sarebbe stato difficile pulire il pavimento senza distruggere queste tracce.

MITO:  Amanda provò a pulire tutte le sue impronte digitali nella casa.

La stessa Accusa è stata l’origine di questo fraintendimento.  Il 28 Novembre 2007 un articolo della stampa associata della rivista “USA today” notò che una sola impronta digitale di Amanda era stata trovata nella casa e citò l’Accusa come segue: “È logico ipotizzare che la stessa Amanda sentì la necessità di eliminare ogni traccia della sua presenza dall’apparamento in cui abitava.”

Al processo, lo stesso esperto di impronte digitali dell’Accusa, Giuseppe Privitera, rifiutò apertamente questa ipotesi.  Disse che le impronte digitali tendono a diventare confuse ed è spesso difficile trovare delle buone impronte digitali anche di persone che vivono nel luogo dell’indagine, e che nulla di quanto fu trovato all’abitazione suggerisce che sia stato fatto nulla per rimuovere intenzionalmente le impronte digitali.

MITO:  Qualcuno usò la lavatrice per distruggere le prove.

Questo è un altro caso in cui la Polizia fornì una informazione sbagliata ai media.  Nell’articolo di Richard Owen del 25 Novembre  citato sopra, egli dice che la Polizia senti la lavatrice funzionare alla  fine del suo ciclo di lavaggio. Altri resoconti da parte dei media riportano questa stessa storia abbellita in vari modi.

Nelle prime fasi del processo, l’Accusa sembrava essere consapevole che la lavatrice fosse un argomento di interesse per il pubblico che seguiva il caso su Internet, dato che egli stesso lo rese rilevante interrogando ripetutamente i testimoni a tale riguardo. Nulla di particolare interesse scaturì di tali interrogatori.  È ben noto agli “addetti asi lavori” che la Polizia esaminò il contenuto della lavatrice e non trovo niente di incriminante.